ARALDICA | ARMI IMMAGINARIE
Le Armi Araldiche Immaginarie
dalle Leggende Arturiane alla Cultura Pop
Origine delle Armi fantastiche
Le armi araldiche immaginarie (in francese armoiries imaginaires) fecero la loro comparsa nella letteratura, all’interno delle leggende arturiane tra la fine del XII e i primi decenni del XIII secolo 1.
Tra il XIII e il XIV secolo si diffusero ulteriormente grazie all’introduzione dei rotoli d’armi (antesignani degli armoriali), nei quali, accanto alle raccolte di stemmi di casati esistenti, si iniziarono a rappresentare anche armi inventate appositamente per Re e Sovrani di terre straniere.
A metà del 1300, l’uso degli stemmi si era così diffuso nella società medievale che era ritenuto inconcepibile rappresentare personaggi reali o presunti tali, vissuti prima della nascita dell’araldica o al di fuori del Cristianesimo, senza dar loro un’arma.
Si iniziò quindi ad attribuire armi (in inglese attributed arms), a chiunque: Imperatori Romani, Papi e Re dell’alto Medioevo, Eroi della letteratura cortese, personaggi mitologici, persino a Dio, la Santissima Trinità, la Morte, la Vergine Maria, il Cristo, gli Apostoli, i Santi, Satana, i suoi Arcidiavoli, e così via.
Successivamente sembrò naturale dotare di uno stemma anche le personificazioni, ovvero le rappresentazioni concettuali e simboliche di persone, oggetti, valori e idee astratte, percepiti e descritti a imitazione della persona umana. Ottennero quindi uno scudo anche fiumi e venti mitologici, regni e luoghi creati dall’immaginario medievale, figure di animali dal carattere umano usate come allegorie, ecc.
Armi Immaginarie ma non False
Le armi immaginarie non sono armi false, ma “plausibili”. Il falso presuppone l’intenzione di truffare qualcuno, spacciando per vero ciò che non lo è. Al contrario, l’Araldo che inventa un’arma stringe un «patto di sospensione dell’incredulità» con il suo pubblico, così come lo scrittore fa con i suoi lettori. Un mondo fittizio, infatti, non è falso perché non punta a ingannare la realtà, ma a interpretarla. Mentre il falso è una menzogna che distorce i fatti, l’Immaginario è una metafora, uno strumento conoscitivo, che rivela verità emotive, psicologiche e filosofiche universali.
Il Fantastico non nega il reale, ma crea uno spazio in cui l’essere umano può esplorare se stesso da una prospettiva diversa, rendendo quel mondo inventato non “finto”, ma poeticamente e simbolicamente autentico.
L’autenticità viene garantita da due fattori:
- la professionalità dell’araldo che crea l’arma in base alle conoscenze culturali, intellettuali e araldiche del suo tempo;
- la credenza, secondo cui la mente umana che immagina viene vista come un canale o uno specchio attraverso cui l’ordine invisibile e trascendente, divino o archetipico, trova forma nel mondo sensibile.
A questo proposito va detto che le parole immagine, immaginazione, immaginario (dalla radice semantica latina imago, ovvero «immagine, figura, rappresentazione») e i termini fantasia e fantastico (legati alla radice φαίνω (phaìno), che significa «mostrare, apparire») sono tutti termini legati da un principio di causa effetto in quanto insieme formano la «catena di montaggio della creatività umana»:
- L’immaginario nutre l’immagine: l’artista attinge, attraverso la Fantasia (la facoltà mentale che seleziona combina, trasforma e inventa) al patrimonio di storie, miti e simboli della sua epoca (Immaginario) per creare una nuova opera (Immagine);
- L’immagine plasma l’immaginario: una nuova opera visiva particolarmente potente (un dipinto, un film, un fumetto) modifica, arricchisce o estende l’immaginario collettivo di chi la osserva modificare il modo in cui quel patrimonio viene percepito e interpretato;
- L’immaginario e il fantastico: l’immaginario rappresenta l’insieme di immagini, figure, racconti, simboli e rappresentazioni attraverso cui una persona o una cultura concepisce il mondo. Quando la Fantasia rielabora questo patrimonio rompendo le regole e dando forma a creature, eventi e mondi che oltrepassano la realtà ordinaria, prende forma il Fantastico.
Va da sé, quindi, che tutte le armi araldiche sono un prodotto della fantasia e della immaginazione, ma sono considerate armi immaginarie e fantastiche solo quelle attribuite a personificazioni o a personaggi mitologici, immaginari o letterari, oppure nati prima della nascita dell’Araldica o in paesi nei quali questa non era in uso.
Evoluzione delle Armi Immaginarie
Con la fine del Medioevo l’abitudine di inventare e attribuire stemmi non scomparve; al contrario continuò adeguandosi al mutare degli ideali e dei nuovi riferimenti culturali. In special modo prevalse l’araldica fantastica, incentrata su allegorie, personificazioni e personaggi immaginari:
- Con la diffusione della stampa, soprattutto durante la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, l’araldica immaginaria si trasformò in un affilato e moraleggiante strumento di satira politica, specializzato nel criticare e ridicolizzare sovrani, aristocratici e uomini di chiesa e di potere. Un esempio celebre è The Arms of France, pubblicato nel 1803 dal caricaturista britannico James Gillray, dove al centro dello stemma compare una ghigliottina insanguinata, circondata da animali, allegorie e simboli di accusa;
Tra il Settecento e l’Ottocento le armi immaginarie trovarono spazio anche nelle pubblicazioni culturali, tra cui i calendari storico-araldici illustrati. Il più famoso, il Münchener Kalender, ideato e stampato nel 1885 dal celebre artista araldico Otto Hupp, conteneva non solo le armi di famiglie esistenti, ma anche straordinarie xilografie a colori con stemmi di fantasia legati ai mesi e ai segni zodiacali;- Nell’Ottocento, la riscoperta e rielaborazione di fiabe e miti popolari, portò gli artisti ad attribuire armi araldiche ai protagonisti di queste storie, riconosciute da tutti come racconti di pura finzione, con il solo intento di dare loro identità e coerenza storica. La pittrice preraffaellita Marianne Stokes, ad esempio, inventò un’arma per Biancaneve, per il suo celebre dipinto Schneewittchen;
- Nel Novecento, anche la settima arte, il Cinema, fece propria l’idea che i personaggi immaginari dovessero avere un’arma, se ambientati in epoche antiche. La Disney, per esempio, nel suo famoso lungometraggio animato Snow White and the Seven Dwarfs (del 1937), attribuì un’arma a un altro personaggio della favola di Biancaneve: la Regina Grimilde. L’arma è visibile per pochi istanti alle sue spalle, scolpita sullo schienale del trono, nella forma di un scudo inquartato che presenta: nel primo e nel terzo una corona d’oro a tre punte iscritta in un sole raggiato, nel secondo e nel quarto un sinuoso e lungo serpente dorato a tre anse.
Dal XX secolo in poi la letteratura fantastica applicata a cinema, fumetti, cartoni animati, videogiochi, giochi di ruolo, ecc., ha moltiplicato le occasioni per inventare nuove armi. In particolare, il genere fantasy (sviluppatosi a partire dal XIX secolo) e la moderna Pop Culture usano l’araldica per dare profondità e realismo a mondi immaginari che spesso riprendono strutture e atmosfere d’ispirazione medievale o antica. Basti pensare alle saghe più famose degli ultimi tempi passate dai romanzi al cinema: il Signore degli Anelli, Harry Potter, il Trono di Spade, James Bond (nel romanzo On Her Majesty’s Secret Service e poi nel film), Dune (La casata Atreides con il falco e i simboli degli Harkonnen), The Witcher e così via. Persino negli anime come Le bizzarre avventure di JoJo compaiono stemmi immaginari (uno di Lisa Lisa e uno della città di Morioh) e nei Wargame come Warhammer Fantasy e nei giochi di ruolo come D&D, Vampire the Masquerade, (dove ogni Clan vampirico ha un’arma ottenuta durante i Dark Ages, cioè in epoca medievale), ecc. Gli esempi sono davvero innumerevoli.
Un Mondo da esplorare
Quella che un tempo gli storici consideravano una sorta di anomalia, oggi giorno, grazie al lavoro del celebre studioso Michel Pastoureau viene considerato «il più ricco campo di indagine araldica aperto dalla seconda metà del xx secolo2».
Questa introduzione è solo un punto di partenza per tutti quegli articoli che dedicherò in futuro agli stemmidi fantasia che mi hanno più ispirato e colpito, spingendomi anche a crearne di miei per lavoro o divertimento.
Le armi immaginarie sono, infatti, il campo dell’araldica che preferisco, poiché da illustratrice mi ricordano che posso lasciar libera la fantasia, pur restando all’interno del recinto delle regole araldiche; come studiosa, invece, mi consentono di scoprire e condividere storie inaspettate e curiose.
Scritto da: Arthea (Elena Odorizzi)

1Michel Pastoureau, Armorial des chevaliers de la Table Ronde. Étude sur l’héraldique imaginaire à la fin du Moyen Âge, Paris, Le Léopard d’Or, 1983 (rist.2006). Per un inqdramento sulle origine dell’araldica si veda anche il mio articolo «L’Araldica nel XXI secolo», sulla pagina del Val d’Orcia Art Festival al quale partecipo anche come Artista.
2MICHEL PASTOUREAU, L’ Arte dell’Araldica nel Medioevo, Editions du Seuil, Parigi, ottobre 2009, 192-211.

