STEMMI | MARCHI

Sapevi che tutti possono avere uno Stemma Araldico personale e che le Armi sono nate prima dei Loghi e dei Brand?

Siamo abituati a pensare che gli stemmi e il linguaggio araldico appartengano esclusivamente alla nobiltà del passato o ai libri di storia. La realtà, tuttavia, è ben diversa e più interessante: l’araldica non è mai stata un privilegio riservato a pochi.

Il mito dell’esclusiva nobiliare e le origini

Nel lontano 1355, il celebre giurista Bartolo da Sassoferrato chiariva nel suo De Insigniis et Armis che chiunque aveva il diritto di «portare insegne e metterle su cose di sua proprietà» se ciò non ledeva i diritti altrui (1).

Oltre alle casate nobiliari, esistevano ed esistono ancora armi civiche, militari, religiose, sociali, personali e di fantasia.

Sei “marchiato” o hai una tua identità? I vassalli non erano “gregari”

Molto prima dell’invenzione dei moderni marchi aziendali, dei loghi e delle strategie di branding, gli stemmi rendevano unico, riconoscibile e memorabile un individuo, una famiglia o una comunità.

In un mondo in cui tutti parlano di distinguersi, non c’è niente di più paradossale che rinunciare alla propria personalità per indossare un marchio commerciale.

Persino i Vassalli, che affiancavano i grandi Feudatari, non erano semplici “gregari” o seguaci senza identità. Al contrario, chi aveva uno stemma lo mantenevaanche quando sceglieva di schierarsi al fianco di un signore di maggior rango per stima, valori condivisi o alleanza politica. Era un patto d’onore tra identità riconosciute, non un’assimilazione.

Se oggi indossi o usi il logo di qualcun altro sulla tua pelle o sui tuoi oggetti, senza consapevolezza di esserti lasciato “marchiare” con il cartellino “consumatore”, in pratica stai lavorando gratis come pubblicità ambulante di quel Brand. Stai “vivendo l’impresa di un altro”. Ci hai mai pensato?

Se ti va bene, buon per te, ma se sai di avere una tua identità, forte, consapevole e definita, perché vuoi portare le insegne di un altro? Crea e mostra le tue.

Un’Arte che parla la “Lingua dei Simboli”

Il segreto di una disciplina che resiste da oltre sette secoli è il suo esprimersi attraverso la lingua dei simboli, un codice capace di superare le epoche e le mode passeggere. A differenza dei moderni status symbol, omologati e passeggeri, uno stemma araldico sintetizza identità e memoria attraverso un linguaggio codificato di colori, figure e forme, destinato a durare ben oltre la nostra vita.

L’Araldica del XXI secolo è ancora parte della nostra vita quotidiana

Oggi l’araldica continua a vivere grazie all’intreccio di competenze di studiosi e professionisti: archeologi, storici, numismatici, genealogisti, avvocati, architetti, designers, pittori, illustratori, calligrafi, orafi, ceramisti e così via. Tutte persone che condividono una sincera passione per la storia, l’arte, le radici comunitarie, oltre al desiderio di condividere conoscenze, valori e tradizioni.

Guardatevi intorno.

Ci sono stemmi dipinti, incisi, stampati su praticamente ogni cosa: sulle facciate degli antichi palazzi e delle case di campagna, negli ex libris, sugli anelli chevalier o le spade da cerimonia, sulla carta intestata, sulle etichette di bottiglie di vino o d’olio, sulle magliette delle squadre sportive, su abiti e borse alla moda, sui gemelli da polsino, su piatti, posate e cristalli di casa, sui cancelli, su altari, fontane, statue e persino sui tombini e i cestini dei rifiuti in ferro battuto del vostro comune e così via.

Non parliamo poi dell’araldica “fantastica” che popola i mondi della letteratura e del cinema fantasy (da James Bond, a Harry Potter fino al Trono di Spade e oltre).

➡️ Se vuoi scoprire di più sulle origini dell’Araldica, su come si tutelano gli stemmi contemporanei e sul perché questa disciplina continui ancora ad affascinare le persone, leggi il mio articolo completo sulla pagina del Val d’Orcia Art Festival al quale partecipo anche come Artista.

Nota 1: «Alcuni assumono armi e insegne di propria iniziativa: bisogna vedere se ne hanno diritto. Ritengo lo abbiano. Come infatti i nomi [cognomi] sono stati inventati per riconoscere gli uomini, così anche le insegne sono state inventate per questo motivo. E comunque chiunque ha il diritto di imporre a se stesso il nome [cognome] che vuole, così a chiunque è lecito portare insegne e metterle su cose di sua proprietà, ma non su quelle degli altri: anzi, è proibito senza l’autorizzazione del giudice, ma con la sua autorizzazione è permesso» BARTOLO DA SASSOFERRATO, De Insigniis et Armis, a cura di Mario Cignoni, Firenze, Giampiero Paganini Editore, 1998, (originale del 1355-57), Parte Prima, paragrafi 1/2, pp. 45-46;