LO SCUDO E LE FIGURE INTERNE:

campo

Tutti possono possedere un’Arma di Famiglia o uno Stemma Araldico. L’Arma si compone di uno scudo caricato da figure che distinguono una famiglia dall’altra. In aggiunta si possono inserire una pergamena e alcuni ornamenti esterni che vengono considerati elementi decorativi e in questo caso si parla di Stemma.

La parte interna dello scudo si chiama campo e in esso vanno inserite le figure araldiche. Il campo generalmente è pieno, ovvero non diviso internamente. Può essere suddiviso in 2, 3 o 4 parti nei casi in cui si renda effettivamente necessario (leggi >>). Nel decidere quali figure inserire, è importante valutare anche la loro miglior posizione all’interno del campo (leggi >>). Lo scudo può avere forme diverse (leggi >>), ma anche in questo caso è importante capire quanto questa scelta possa incidere sulla posizione delle figure e quindi la loro leggibilità, che è la cosa più importante. Infine anche la scelta dei colori, che sono solo 7 (leggi  >>) segue particolari regole che vanno rispettate (leggi >>).

TIPI DI FIGURE E SIGNIFICATO:

Le Figure araldiche sono immagini simboliche distintive che raccontano una storia, rappresentando concettualmente per immagini le aspirazioni, gli ideali o le imprese del proprietario o della sua Famiglia. Possono alludere a eventi leggendari, imprese personali, tradizioni, mestieri di famiglia, cognomi, soprannomi speciali, caratteristiche fisiche peculiari, luoghi di origine e così via.

Quando le figure rappresentano un cognome (Gatto, Croce, ecc.) o si richiamano a esso (5 spighe per il cognome Campi, ecc.) si parla di arma parlante o alludente.

Per quanto riguarda il significato delle Figure usate negli stemmi antichi, va detto che i dizionari di araldica non vengono aggiornati almeno dal 1907, in quanto la neonata Repubblica Italiana (1948), abolendo la Consulta Araldica Reale, non si pè preoccupata di crearne una nuova che potesse occuparsi di seguire e lasciar evolvere l’araldica personale. Nonostante ciò, anche se le forme culturali e politiche sono cambiate l’araldica ha continuato ad andare avanti, anche quella Italiana, cosicché nel tempo sono state aggiunte sempre nuove figure artificiali, chimeriche e naturali e altre se ne aggiorneranno nel tempo. Ovviamente richiamarsi alle figure più antiche dona a un’arma uno stile più tradizionale, ma come ha scritto il Manno le figure araldiche, non sono altro che «ciò che si può mettere sugli scudi» e non vi è cosa quindi, tra cielo e terra, nuova o ancora da scoprire, che non possa essere catalogata tra le figure Naturali, Artificiali e Chimeriche dell’araldica.

L’importante è che siano disegnate e disposte rispettando le regole, con gusto ed eleganza, mantenendo sempre uno stile squisitamente raffinato ed araldico, anche se modernizzato.

Prima di scegliere una figura sarà quindi sempre bene consultare in primis i vecchi dizionari araldici (clicca qui) per capire quali significati essa raccolga fino ai primi anni del XX secolo e vedere se fa al caso nostro, per poi ampliare la ricerca, se necessario, ad altri tipi di dizionari storici, iconografici, mitologici, simbolici, ecc.

Nei dizionari di araldica per esempio, la torre, indica “antica e cospicua nobiltà”, perché in passato solo le famiglie potenti potevano possederne o farsene fabbricare una, cosa in parte anacronistica nella nostra epoca, ma che non può e non deve impedire a chi lo desidera di volerla nel proprio scudo. Una torre può infatti alludere a una torre di famiglia andata perduta o acquistata da nuovi proprietari, così come può rappresentare un richiamo a quella del borgo natio. Ciò nonostante può essere anche simbolo del proprio temperamento, allegoria della caparbietà umana di sfidare i propri limiti in una continua tensione verso la ricerca della Conoscenza e/o del mondo dello Spirito, ecc.

stemma_araldico_cavaliere_repubblica_ordine_vittorio_veneto

ELEMENTI ESTERNI VIETATI E CONSENTITI

Di base uno scudo araldico non ha bisogno di elementi esterni decorativi, ma niente vieta di utilizzarli. L’abbellimento più semplice e comune è la pergamena riportante un motto o il nome di famiglia. Ve ne sono anche di più complessi, va solo ricordato che gli stemmi personali non possono fregiarsi di quelli dell’araldica nobiliare, civica e e religiosa, ovvero galeri prelatizi, corone ed elmi nobiliari, in pratica di qualsiasi ornamento utilizzato, storicamente, solo e soltanto da una specifica categoria.

L’ELMO: in epoca monarchica, in Italia, era concesso timbrare gli stemmi dei comuni cittadini con uno speciale elmo, creato ad hoc, solo in caso di comprovata distinta civiltà, cioè solo in quei casi in cui era possibile dimostrare di avere particolari requisiti, ovvero: possedere uno stemma da oltre cento anni, tramite documenti e rappresentazioni su monumenti pubblici, edifici di famiglia, oggetti, essersi distinti per censo, ceto e cariche ricoperte, non aver esercitato Arti Meccaniche per almeno tre generazioni, ecc.

Con l’abolizione della Consulta Araldica, che è durata dal 1869 al 1948, non esiste più un ente che possa vigilare e aggiornare le regole alla vita moderna, ciò nonostante gli elmi nobiliari e di distinta civiltà restano riservati solo a queste due categorie. In forme e stili diversi da quelli stabiliti dalla Consulta possono però essere utilizzati anche negli stemmi personali, come accade in altri paesi, ma dato che l’elmo è storicamente collegato alla cavalleria, il suo utilizzo (anche nelle forme degli elmetti militari moderni) deve avere delle motivazioni:

1) la creazione di uno stemma appartenete a un membro di un’Ordine Cavalleresco, ancora operante, che possa fregiarsi del titolo di Cavaliere con annessa onorificenza, o comunque in qualsiasi caso lo stemma possa fregiarsi di un cavalierato;

3) la creazione di uno stemma in stile medievale con elmo a becco di passero e scudo inclinato, oppure rinascimentale per coloro che si dedicano con passione alla rievocazione storica.

3) la creazione di uno stemma appartenente a una persona che presta servizio nelle varie sezioni dell’esercito italiano.

CIMIERO: Al posto dell’elmo si può scegliere un cimiero o un ornamento esterno da mettere al posto dell’elmo come le piume. Si può utilizzare anche al di sopra dell’elmo, come in quelli nobiliari. Storicamente il loro utilizzo nasce durante gli antichi tornei, ma all’estero si afferma soprattutto nell’araldica del XIX secolo non solo posto direttamente sul cercine, ma anche sugli di armi di aziende e liberi professionisti (come quelli del famoso araldista austriaco Hugo Gerard Ströhl). Tra gli esempi di elmi e cimieri moderni su armi non nobiliari c’è quello dello stemma della governatrice canadese Julie Payette, ex astronauta e amante della musica (qui di fianco) creato da Claire Boudreau, capo araldo del Canada. Questo carica l’arma con un casco da astronauta e un cimiero composto da uno spartito musicale (per maggiori info clicca qui). 

TROFEI D’ARMI e ONORIFICENZE: possono essere messi intorno e sotto lo scudo quando effettivamente siano presenti, come nel caso di militari, persone decorate con onorificenze di Ordini Cavallereschi, Cavalierati della Repubblica, ma anche onorificenze provenienti da Associazioni che le prevedono, Università, ecc.

CORNICI BAROCCHE, SOSTEGNI, TENENTI E SVOLAZZI: gli scudi possono essere sagomati, collocati all’interno di cornici barocche, oppure essere sorretti da figure esterne dette sostegni (animali e figure non umane) o tenenti (figure umane e angeli). Queste ultime non sono assolutamente obbligatorie e servono più che altro per inserire figure secondarie che non entrano nella composizione interna dello scudo, ma sono comunque importanti a livello personale e delle quali non si vuole fare a meno. Dato che anche l’uso dei sostegni deriva dall’araldica nobiliare, soprattutto quella delle grandi famiglie, in Italia il loro utilizzo è raro e deve quindi avere, anche in questo caso, valide motivazioni personali. Più comunemente gli scudi possono essere circondati da svolazzi o lambrecchini (cioè  strisce frastagliate di stoffa in forma di foglie di acanto, trattenute sull’elmo per mezzo del cercine e ricadenti a destra e a sinistra dello scudo) e manti di fantasia. Sono quindi esclusi i manti reali e principeschi. Come i cimieri gli svolazzi e i mantelli derivano dagli antichi tornei.

I LIMITI DEL BUONSENSO: ETICA ED ESTETICA

Il fatto che in Italia non esista una Consulta Araldica o un gruppo di esperti legalmente riconosciuti, che possano vigilare sulla creazione degli stemmi e restare al passo con i tempi, porta molti a credere di poter forzare le regole dell’Arte del Blasone impunemente. Niente di più sbagliato. Le regole esistono a prescindere che nessuno possa imporle e devono essere rispettate. Ne consegue che:

  • non è possibile aggiungere una corona da nobile, un capo imperiale, o una corona da cavaliere ereditario a uno stemma italiano di nuova creazione, in quanto questi ornamenti sono riservati agli stemmi del periodo del Regno d’Italia, che hanno ottenuto particolari concessioni: fingersi ciò che non si è non solo comporta una brutta figura e un falso storico, ma anche usurpazione di titoli o onori;

  • se non vi sono particolari motivazioni per dividere il campo, questo deve essere mantenuto pieno, cosa che risolve molti problemi legati alla regola di contrasto dei colori;

  • le figure moderne sono ammesse, ma fintanto che lo stemma non perda le sue connotazioni araldiche, di segno distintivo, facile da riconoscere “tra cavalieri in un campo di battaglia”. Le figure non devono quindi essere né sintetico come un logo grafico, né complesse come una illustrazione;

  • è preferibile non caricare eccessivamente lo scudo di figure interne in modo che l’arma risulti semplice, incisiva e leggibile a colpo d’occhio. Se la si affolla con troppe immagini, diventerà caotica e pesante;

  • le regole dei colori vanno rispettate, nei limiti delle possibilità offerte dalle deroghe concesse da talune eccezioni.

In poche parole uno stemma deve essere facile da ricordare, riconoscere e riprodurre. Può essere d’aiuto chiedersi se l’arma incisa su un anello chevalier sarebbe facilmente leggibile da chiunque.

IL MOTTO:
Un motto deve essere una massima concisa, una sintesi del proprio credo personale o degli ideali che guidano la propria famiglia. Può anche essere l’espressione sintetica di un evento che ha reso celebre la Famiglia stessa.
La cosa migliore è creare un proprio motto ex novo, ma se ne può anche cercare uno già esistente, come, per esempio, una massima latina antica.
Per un fatto estetico e anche perché un motto ha la forma di una breve sentenza, se lo si crea non dovrebbe superare le 3 parole (tra sostantivi, preposizioni, verbo o verbo essere sottinteso).
2 parole sarebbe la cosa migliore.
Se si arriva a 3 dovrebbero essere comunque corte.

Ecco alcuni esempi e una pagina di Motti Araldici (Segui Link) da cui trarre ispirazione:
Ad infinitum – All’Infinito
Amor vincit omnia – L’amore vince tutto
Cum grano salis – Con un pizzico di sale, con un po’ di prudenza
A cruce salus – Dalla Croce la Salvezza
Acta non Verba – Fatti non parole

I COLORI:
I colori in araldica sono 7, con alcune aggiunte speciali (vedi Pagina sui colori). Hanno un loro significato araldico, ma anche innegabilmente simbolico e personale in base a cui vengono scelti, ma è comunque necessario conoscere la regola per combinarli correttamente insieme, ovvero la Regola di Contrasto dei Colori (clicca qui).

REGISTRAZIONE E SALVAGURDIA DELLO STEMMA

Salvaguardia legale: coloro che desiderano salvaguardare legalmente il proprio stemma possono rivolgersi a un notaio oppure spedire lo stemma (alternativa più economica) utilizzando il timbro postale come convalida. Per coloro che vogliono, invece, utilizzare lo stemma come logo associativo o aziendale è possibile anche una terza via, quella dell’Ufficio Brevetti e Marchi che ora rimanda all’EUIPO, Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale. Questo perché in Italia gli stemmi ad uso personale vengono equiparati ai marchi d’impresa.

Storicizzazione: se si vuole storicizzare un nuovo stemma in un armoriale moderno, esistono delle Associazioni Araldiche che li registrano nei loro albi privati. Ovviamente non si tratta del defunto Registro Araldico storico, né di un Ente di Stato autorizzato, ma come abbiamo detto, di associazioni private che cercano di colmare un vuoto creatosi dalla poca lungimiranza repubblicana.

C’è anche chi ricorre alla registrazione del proprio stemma nell’ufficio araldico di uno Stato Straniero, come la Repubblica del Sudafrica, che ha valore in tutti i Paesi del Commonwealth, ma ovviamente non ce l’ha in Italia.

In ogni caso, ricordo, che si comparirà in armoriali moderni privati, che in futuro potrebbero avere un valore storico,ma tale registrazione non è comunque equivalente a una registrazione legale.

 

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